“Azioni svalutate” : class action sulla Popolare Bari

Due donne contro la più grande banca del Sud.

«La class action è stata notificata alla controparte e iscritta a ruolo davanti alla nuova sezione specializzata del Tribunale delle imprese» fa sapere Domenico Romito, coordinatore dell’associazione Avvocati dei consumatori. La storia è quella che dal mese di aprile di quest’anno semina ansie e paure tra i piccoli risparmiatori. Convinti ad acquistare azioni, che però non sono quotate in Borsa. Perciò chi vuole vendere o comprare deve bussare alle porte di Banca popolare di Bari. Va tutto bene fino a quando quattro mesi fa l’assemblea dell’istituto di credito delibera di tagliare il prezzo di queste azioni: da 9,15 a 7,50 euro. Tutti quelli che avevano deciso di impiegare un po’ di quattrini in un’operazione di questo genere, è come se si sentissero mancare l’aria. Perdono il fiato, però, nel momento in cui dopo avere ingoiato il rospo per avere subito una perdita secca del 20%, quando reclamano di ritornare in possesso del “tesoretto” sopravvissuto alle manovre sui titoli, si vedono più o meno sbattere porte in faccia.

Si tratta di gente, come si legge nell’atto di citazione, «del tutto priva di esperienza o conoscenze in materia finanziaria». Sì, insomma, che mai e poi mai avrebbe dovuto essere imbarcata in questa avventura. A meno che non fosse stata adeguatamente informata sui pericoli che correva. Cosa che, evidentemente, non sarebbe stata messa in scena. Perché, diversamente, nello stesso atto di citazione l’avvocato Romito non avrebbe citato, per esempio, un articolo del regolamento di Consob che risale al 2007 secondo cui gli «intermediari forniscono ai clienti o potenziali clienti, in una forma comprensibile, informazioni appropriate affinché essi possano ragionevolmente comprendere la natura del servizio di investimento e del tipo specifico di strumenti finanziari interessati e i rischi ad essi connessi». Nel caso delle due donne, entrambe pensionate, il valore della controversia è pari a 105mila 678 euro e 97 centesimi.

La grana che adesso finisce per la prima volta nelle aule di giustizia, è solo la punta di un iceberg. Sarebbe nutrito il gruppo di correntisti made in Bpb inciampati in questo vero e proprio infortunio al portafoglio. «Siamo stati gettati nella disperazione » racconta uno di loro in un’email a Repubblica: si firma con nome e cognome, lascia il suo numero di telefono, ma, precisa, «per il momento preferirei restare nell’anonimato». Non per questo lo sfogo è privo di forza: «Ci sono azionisti che ancora non vedono un centesimo dell’80% rimasto del capitale iniziale… C’è in più il sospetto di irregolarità nei rimborsi effettuati, di cui avrebbero beneficiato esclusivamente amici e amici degli amici… La situazione è grave… Qualcuno, tra noi sfortunati, sta pensando di occupare la sede di corso Cavour (il quartier generale di Popolare, ndr) ».

La rabbia è come un fiume in piena. Un altro azionista smart confessa, per metà frastornato e per metà inviperito: «Non so come muovermi. Quelli della banca mi dicono di stare tranquillo, però… Mi chiamo Nicola Tanno. Avevo impegnato denaro per 103mila euro, nel 2015 ero riuscito a piazzare sul mercato azioni per 30mila euro. Però non riesco a recuperare il resto della somma: 73mila euro. Trovano scuse per non alienare le altre azioni o, peggio, non mi rispondono. Credo che ci siano delle anomalie. Domani ci riuniremo con altri malcapitati come il sottoscritto in un bar del quartiere Japigia, per stabilire il da farsi».

In allegato intervista all’avv. Domenico Romito di Avvocati dei Consumatori su LaRepubblica a cura di Lello Parise.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2016/08/07/azioni-svalutate-parte-la-class-action-sulla-popolare-bariBari02.html

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