CASO FINECO: Antitrust apre istruttoria su nostro ricorso!

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“La banca ha avvisato i correntisti con oltre 100mila euro sul conto che, senza finanziamenti o investimenti, il rapporto verrà chiuso a maggio. L’autorità dovrà stabilire se quella clausola è vessatoria.

Il caso Fineco finisce sul tavolo di Antitrust. Lo scorso primo aprile, infatti, l’Autorità garante della concorrenza e il mercato ha avviato un’istruttoria per valutare se la banca ha attuato delle pratiche commerciali scorrette. Il riferimento è alla lettera che Finecobank ha inviato ai suoi correntisti avvisandoli che, dal 18 maggio, entrerà in vigore una clausola molto particolare.

Da quella data infatti la banca vuole chiudere il conto corrente di tutti coloro che hanno almeno 100.000 euro di giacenza media e che non hanno alcun finanziamento attivo (mutui o prestiti) né investimenti in “prodotti di risparmio gestito o amministrato”. In pratica: il semplice correntista non è più gradito, se ha troppi soldi sul conto. Il motivo è spiegato nella stessa lettera ed è legato alla politica monetaria espansiva della Bce, che sta tenendo i tassi Euribor in negativo, senza prospettive di risalita.

Cosa significa? Che più denaro una banca ha fermo nei depositi, maggiori sono i costi che questa deve sostenere. Questo è un problema che tocca tutte le banche della zona euro. A differenza di altri Paesi (come in Germania, dove Sparkasse riversa il tasso negativo su tutti i correnti over 100.000 euro) finora in Italia nessun istituto aveva preso misure così drastiche, almeno non in modo così aperto: Fineco è stata la prima ad aver avuto, se non altro, il coraggio di un’iniziativa alla luce del sole. Non mancano infatti i casi di correntisti di tanti altri istituti gentilmente invitati a non tenere fermi i propri soldi che, in caso di rifiuto, si sono ritrovati con una risoluzione del contratto.

Fineco è quindi la prima e, finora, l’unica almeno ufficialmente. Ma per quanto ancora? “Il nostro timore è che Fineco possa fare da apripista. Cioè che passi l’idea per cui se il correntista non compra i tuoi prodotti, puoi tranquillamente mandarlo via. Nessuno nega che i tassi attuali siano un problema per le banche, ma ci sono altri modi per rientrare, ad esempio aumentando le commissioni” spiega Domenico Romito, presidente di Avvocati dei consumatori, l’associazione che ha presentato il ricorso ad Antitrust.

“Quello che abbiamo denunciato è proprio questo: la clausola di Fineco è vessatoria perché costringe il cliente a fare qualcosa (investire o prendere un mutuo) che non farebbe mai, se non ci fosse la minaccia di chiusura del conto. E questa è una coercizione”. L’altro problema sollevato da Avvocati dei consumatori è legato alla funzione stessa della banca: “Non parliamo di un servizio voluttuario ma di un servizio pubblico essenziale: la banca raccoglie il risparmio per poi investirlo o prestarlo. Non può forzare il risparmiatore a investire, è una funzione che spetta a lei. L’intermediazione finanziaria è un servizio aggiuntivo e non può essere confuso con la funzione primaria di queste imprese”.

Rimane, naturalmente, il diritto da parte della banca (così come del consumatore) a recedere dal contratto in qualsiasi momento. Ma sia la Cassazione che l’Arbitro bancario, dice Romito, specificano che “bisogna fornire una motivazione, che sia contestabile dalla controparte. E a mio avviso l’aut aut è una motivazione, ma illegittima”.

La speranza dell’associazione che ha fatto ricorso è che Antitrust chieda a Fineco di annullare la clausola della discordia e di ripristinare la situazione precedente alla lettera inviata ai correntisti. Nel frattempo cosa può fare il correntista che rischia “l’espulsione”? Spiega Romito: “Nell’immediato si può contestare la clausola come vessatoria, quindi inefficace. Questo però difficilmente risolverà la questione, perché solo un giudice, o l’Arbitro bancario, può stabilire la vessatorietà”. Il ricorso ad Abf, che è una via extragiudiziale, è una possibile strada, spiega il legale, nell’attesa che si pronunci Antitrust.”

Per info e segnalazioni: info@avvocatideiconsumatori.it – 320/7455540

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