Bio on: ma come funzionano i controlli in Italia?

Bio on: ma come funzionano i controlli in Italia?

Si è rivelato un castello di carte quello costruito da Bio On, startup della bioplastica quotata in Borsa, e ora ribattezzata la Parmalat bolognese, tanto abile nell’elaborare roboanti strategie di marketing e comunicazione quanto incapace a produrre risultati concreti, al punto da falsare i bilanci e le comunicazioni sociali per manipolare il mercato. Sono queste le accuse nei confronti dei vertici Marco Astorri, socio e presidente del consiglio di amministrazione di Bio-on da ieri agli arresti domiciliari, Guido Cicognani, socio e vicepresidente del cda e Gianfranco Capodaglio, presidente del collegio sindacale, entrambi interdetti dall’esercizio dei ruoli aziendali.

150 i milioni di euro sequestrati in via preventiva nell’operazione “Plastic Bubbles” condotta dalla Guardia di Finanza di Bologna, aperta sulla base delle accuse mosse dal fondo americano Quintessential.

Accuse confermate dalla Procura di Bologna che dopo tre mesi di indagini ha ritenuto i vertici di Bio-on responsabili di false comunicazioni sociali (art.2622 C.C.) e manipolazione del mercato (art. 185 Tuf), fin dall’avvio della quotazione all’Aim nell’ottobre 2014.

Nelle 39 pagine di ordinanza del Tribunale di Bologna sono presenti tutti i dettagli delle operazioni fittizie, informazioni obbligatorie al mercato omesse e l’entità dei ricavi non veritieri che dal 2015 al giugno scorso Bio-on ha diffuso unicamente allo scopo di accrescere la capitalizzazione e rendere più invitanti le azioni della società sul mercato, portando i titoli dai 5 euro iniziali a oltre 70 nell’estate 2018, superando il miliardo di capitalizzazione e permettendo un immenso arricchimento dei soci, che nel giro di due anni si sarebbero portati a casa guadagni personali per circa 36 milioni di euro.

Il caso di Bio On è solo l’ennesimo caso di distruzione di risparmi, reso possibile da un debole sistema di controllo societario in cui i Sindaci e Revisori sono scelti dallo stesso Cda che controlla la società, un sistema che deve essere radicalmente riformato se si vogliono garantire veramente i piccoli risparmiatori anche attraverso i Pir che fino a ieri erano presentati come una Eccellenza italiana.

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