Termovalorizzatore senza controlli Arrestati dirigenti dell’Arpa Basilicata

MILANO – Dati alterati sull’inquinamento da metalli pesanti provocato dal termovalorizatore di San Nicola di Melfi. Ingenti quantità di sostanze molto tossiche sfuggite ai controlli. Con le accuse di disastro ambientale e omissione di atti d’ufficio, sono finiti mercoledì mattina agli arresti domiciliari l’ex direttore dell’Agenzia regionale per l’ambiente della Basilicata, Vincenzo Sigillito (in carica dal 2006 al 2010) e l’attuale coordinatore del dipartimento provinciale dell’ente ambientale regionale Bruno Bove. Il gip di Potenza, Tiziana Petrocelli, su richiesta del pm Salvatore Colella, ha inoltre disposto il divieto, per due mesi, di ricoprire cariche direttive per l’attuale e l’ex procuratore responsabile dell’impianto, Mirco Maritano e Giovanni De Paoli.

LE ACCUSE – L’impianto Fenice ha inquinato le falde acquifere almeno dal 2002, ma l’Arpab Basilicata non ha comunicato i dati sull’inquinamento ambientale agli enti pubblici lucani. Dalle indagini è emerso un «pericoloso inquinamento» della falda acquifera prodotto da metalli pesanti e solventi organici, anche cancerogeni non monitorato dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale, nonostante l’obbligo di inviare relazioni periodiche alla Regione, alla Provincia e alla Prefettura. La presenza, e la quantità di alcuni metalli pesanti, inoltre, non sarebbe mai stata verificata. Da questo è derivata, infine, anche la «mancata e tempestiva attivazione delle procedure di salvaguardia del territorio».

Lascia un Commento